parole In Corso

Do asilo dentro di me come a un nemico che temo d'offendere, un cuore eccessivamente spontaneo che sente tutto ciò che sogno come se fosse reale che accompagna col piede la melodia delle canzoni che il mio pensiero canta, tristi canzoni, come le strade strette quando piove...
pessoa

Chi sono

Utente: dipcadeave
Nome: Carmen
un ombra in uno specchio, credi di guardare me ma vedi solo te stesso...

Commenti recenti

eruption93 in alba

Archivio

oggi
--- 2008 ---
--- 2007 ---
--- 2006 ---
--- 2005 ---

Partecipano

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
giovedì, 28 dicembre 2006

calendario

stappo lentamente ...
senza fretta!
Dopo non c'è più nulla.
Giro pagina e ricomincio.
Strade in salita e declini lievi..
Sento l'odore del mare
avverto lo scibordio delle onde.
Il mio viso si illumina in un
sorriso
e dietro la collina,
il sole.
Stappo lento...

_________

Auguro a tutti quelli che passeranno di quì e, perchè no, anche a tutti quelli che non lo faranno, un anno meraviglioso. Che i vostri desideri si realizzino, che le vostre paure svaniscano, che il vostro sorriso si accenda...
Un bacio....

postato da: dipcadeave alle ore 10:57 | link | commenti (19)
categorie:
giovedì, 21 dicembre 2006

porto con me

Porto con me,
la mia parte di giorno.
Con me
la  notte.
Dal buio cerco il giorno
seguo il tuo sentiero
Seguo il richiamo
di un nome cantato.
Nascondo nelle mie
mani il sorriso e la sua lacrima

postato da: dipcadeave alle ore 10:43 | link | commenti (20)
categorie: basta, graffio
venerdì, 15 dicembre 2006

... dopo

Si allontanò dal chiasso del centro, dal traffico insensato prefestivo, post lavoro. Si meravigliava sempre come ogni intervallo di tempo era un pre o un post l'"adesso" non arrivava mai, e una volta presente era già un post..
E sia. Voleva solo arrivare in fretta a casa, disfarsi del pc che la seguiva sempre da un pre tempo e l'avrebbe ingabbiata fino ad un post tempo. Liberarsi di vestiti attaccati al corpo ma non di esso rappresentativi.
Non vedeva l'ora di ritrovarsi nella sua sala da ballo, era la musica il vestito che rappresentava il suo corpo, il suo cuore, all'anima non credeva più da tempo.
Finalmente a casa. Sentì il telefono squillare, fece in tempo a cogliere l'ultimo richiamo prima che smettesse quando la porta finalmente cedette dietro l'insistenza della chiave giusta.  Non le importava..  chiunque fosse stato avrebbe richiamato, e se non dovesse succedere tanto peggio per lui.

La vita correva via, il suo ritardo ad inseguirla era ormai un abitudine, non poteva fermarsi troppo a pensare ai "se" e ai "ma". Una strada e la forza per non fermarsi.
Il resto? rumori di fondo!

La vita? Una scatola nera. Quando vieni al mondo ti si dice che ha una portata di tot kg. ma solo in teoria. Ti viene detto che è stata riempita ma finchè non accetti di portarla dietro non saprai quanto davvero contiene, quanto davvero è stata riempita e finchè non la apri non saprai di cosa...

E lei sapeva di averla aperta da tempo quello scatolotto nero, l'aveva trovato da subito molto leggera, curiosamente leggera. La sua scatola della vita conteneva un biglietto, l'inizio della sua personale caccia al tesoro..  qualcosa, lo ammetteva, aveva trovato e a poco a poco la stava riempendo a contrario di moltissimi altri, lei non l'aveva trovata già bell'e pronta.. già bell'e piena!

Si cambiò in fretta lasciò in cucina i pensieri, e sparsi per tutta casa le sue riflessioni e quello sguardo serio che le veniva quando pensava. Serio, ma mai fisso quasi a voler cercare fuori di lei quello che la mente cercava dentro di lei.
Questa dicotomia era il suo biglietto da visita.
Si cambio in fretta, si vestì di un sorriso e delle sue scarpette. Si tirò i capelli indietro e illuminò il volto aprendo gli occhi!
Si riconobbe infine, prese questa consapevolezza e la mise nella scatola della vita prima di correre fuori casa, ancora una volta in ritardo...
E sia, la vita l'avrebbe aspettata!

postato da: dipcadeave alle ore 16:31 | link | commenti (17)
categorie: graffio
lunedì, 11 dicembre 2006

..... prima

aveva atteso a letto il suono della sveglia. Nel tepore quieto di una mattina silenzionsa. Godeva di quei minuti preziosi, sveglia ormai in quell'intervallo sensa suoni troppo tardi per riadormentarsi, presto per alzarsi.. sospesa in un angolo di tempo senza confini e senza tempo. Era certa di poter pensare ogni cosa, ogni cosa aveva senso in quella lingua di vita destinata, ne era certa, ad essere dimenticata, sommersa, annegata!
I pensieri navigarono in passati e bivi scelti o vissuti e basta, sbagli fatti e orribili errori. Orribili? non lo sapeva, ma il termine la riempiva.. Incatena pensare agli errori commessi, lei ne sentiva il peso, eppure non aveva fatto nulla per rimediare quando ne aveva la possibilità, e adesso, semplicemente, non era più in tempo. Incatenano le strade errate solo perchè non si ha più margine di modificarne il cammino, e allora si può pensare che... "sì".. avrei potuto... e allora una vita diversa si sarebbe srotolata davanti a lei...
Oppure, forse, non aveva più voglia di rimediare a quegli errori commessi per crescere più in fretta, e a quelle cicatrici, ormai, ci si era abituata...
Ed eccolo, il suono della sveglia. Era ora di tornare al tempo giusto... Era tempo di tornare alla vita vera, come se quella, fin'ora, non fosse stata abbastanza vita... o abbastanza vera....
postato da: dipcadeave alle ore 16:14 | link | commenti (18)
categorie: graffio
lunedì, 04 dicembre 2006

tardi

Aveva aperto la finestra sulla stretta lingua di cielo che gli alti palazzi attorno le consentivano di avere. Una porzione di grigio innevato per la sua vista, una porzione di freddo e un alito di vento per il suo appartamento, per farlo svegliare dalla calda notte del riscaldamento centralizzato.
Era sveglia a sorseggiare il suo caffè, intenta a correggere con la mente la vista degli occhi, e con il cuore le sensazioni della pelle.
Era sveglia a sorseggiare la vita a piccole dosi per non sprecarne il gusto, per cercare in ogni goccia il retrogusto amaro e dolce e vivere di quello e non delle sorsate ingorde che nascondono e minimizzano.
Era sveglia, lo sentiva nella pelle, sotto la pelle mentre il ticchettio dell'orologio tracciava metodico il suo percorso, incurante, triste, malinconico e impietoso.
Lo guardò distratto, non era ancora in ritardo ma lo sarebbe stata. Se ne accorse. Ebbe un brivido...
Si mosse!
postato da: dipcadeave alle ore 09:17 | link | commenti (25)
categorie: graffio