Non esisteva cielo sopra il tuo sguardo
ne la stella illuminava
e la luna da cornice.
Non esisteva nero nel tuo sguardo cupo
ne il fuoco riscaldava
e il bagliore da incantare.
Nessuna frase, ne una voce
nessuna pace, ne una croce.
Cosa mi importa di questa terrena sorte?
di sorrisi negati,
di parole non pronunciate?
Cosa mi importa della tua assenza?
di aridi momenti di solitudine crivellati di silenzi?
Cosa c'è nell'astio che non possa trovare nei
tuoi occhi?
Cosa c'è nella sofferenza che non possa scorgere nei
tuoi gesti?
Cosa nell'odio che non possa essere rilevato dalle
tue parole?
Mi duole incatenarti a me, lasciarti
masticare il mio destino,
consumare le mie carni
dopo aver distrutto il mio cuore.
Che mi importa di questa terrena sorte?
Io non ti permetto tanto.
nell'alba timindamente attesa,
i colori rivelano le loro differenze,
la nebbia si condensa in umidi abbracci
e tu, lenta, nella luce scompari...
ora, ascolto la mia solitudine...
sento il mio cuore battere....
sento il mio cure tornare a battere...
il senso celato del mio cuore..
Solo una precisazione: in questa lettera, io sono la destinataria, il mittente è la sposa del mio ex....
Cara amica. Tu non mi conosci....
Da tempo pensavo di scriverti, lo faccio adesso per dirti che sei mancata a tutti in questi anni in cui non vi siete visti, ma ti hanno pensata spesso. Quando sei andata via lasciandoti tutto alla spalle sono stati in pochi a capirti, mi piacerebbe poterti dire di essere stata in quell'elitè, ma pultroppo non comprendo ancora la tua premura, il tuo voltare le spalle al tutto e fuggire lontano da ognuno di noi. Mi hanno parlato di te come di un angelo con un demone dentro da gestire. Forse ti ho idealizzato e sono impaurita da te. Ho visto le tue foto, le vostre foto, sei bellissima, e ai suoi occhi ancora di più!
Certo, ammetto e riconosco il tuo coraggio, il coraggio di non mollare, di ricominciare, di farlo da sola e senza aiuto, tutto nuovo, nuova città, nuovi amici, nuovo mondo, nuovo lavoro, casa, palestra, nuove abitudini, diverse abitudini, diversi i volti e i dialetti, ma il silenzio è rimasto lo stesso, vero? La solitudine uguale a quella che hai lasciato...
Quante volte, amica mia, quante.. confidamelo, quante volte hai pensato che mai e poi mai avresti riavuto un amore come quello.. Quante volte, amica mia, quante... confidamelo, quante volte hai pensato che mia avresti amato come amavi lui... Forse lo pensi ancora, forse lo stai pensando adesso che mi leggi.. Con il senno di poi, avresti potuto superare qual periodo. Gli errori erano di entambi, vi siete amati, potevi perdonare! Lo sai, potevi farlo amica mia, adesso saresti insieme a lui, e lui con te...
Ti immagiono, sai, amica mia, ti immagino le prima sere della tua nuova vita, davanti ad un telefono allacciato da poco intenta a pensare in lacrime al tuo amore lasciato, intenta a pensare a lui e decidere se alzare la cornetta e gridare aiuto.
Lo sai che sarebbe venuto da te, che tutti sarebbero venuti da te... Ma il telefono ha sempre taciuto, e a poco a poco si sono abituati al tuo silenzio imposto, alla tua lontananza voluta al ricordo di quanto eravate..
Cara amica.
Dopo sei anni, mi presento. Sarai stupita e forse saprai il motivo di questa lettera. E' una lettera di addio, un addio che, forse, c'è sempre stato, e adesso devo solo formalizzare per uccidere il tuo ricordo che è stato sempre fra noi.. A volte ti ho odiata amica mia, altre volte avrei voluto venire da te, prenderti e portarti da lui. Lui che ti ha atteso per anni.. che per anni ha tentato di ritrovarti, lui che ha sbagliato mille e mille volte restando ad aspettarti quando, io sapevo, non doveva aspettare, ma agire... Lo so! Perdonami, sapevo cosa volevi da lui, ma gli ho sempre consigliato il contrario. Mi sono detta che se davvero avesse voluto raggiungerti, ovunque tu fossi, l'avrebbe fatto con o senza il mio consiglio. Io che sono stata al suo fianco, come amica perchè si dimenticasse di te. Tu, amica mia, ci hai unito, le serate a parlare di te, a dire di te, ad amare te... Da amici.. Poi amanti.. innamorati? Io sempre.. Lui.. forse, forse adesso mi ama per questo, amica mia, ti scrivo.
Cara amica.
Ti scrivo per ucciderti.. Una lettera d'addio. Lui è mio adesso. Resta dove sei, non tornare mai e poi mai. Lascia che ti uccida ai suoi occhi, che bruci i tuoi ricordi che li sostituisca con i miei. Ti chiedo di permettermi di ucciderti. Siamo sposati io e lui adesso. Prima del matrimonio gli ho chiesto di distruggerti, lui mi ha detto che farai sempre parte di lui, io ho accettato il matrimonio purchè tu resti nel passato che non torna.. lui mi ha giurato che ti amerà nel passato, mai nel presente! Resta dove sei, amica mia! Non tornare mai più!
Ti prego!
Dovrei adesso trovare una chiusa adeguata.. Potrei dirti che ti auguro ogni bene, che ti auguro di trovare un nuovo amore che riempia il tuo cuore, e.. si.. è quello che ti auguro, ma lo faccio per me, non per te!
scommetto di non capire.
ma tu spiegami...
sono muta davanti le tue parole
ma tu dimmi...
scommetto di non accettare
ma tu prova...
sono immobile davanti ai tuoi gesti.
ma tu sforzati..
insegnami il fuoco annegando in queste acque,
la gioia dalle lacrime di un questo dolore,
la felicitò da questo stesso tormento.
Insegnami, ti prego, l'amore, amore,
da questo silenzio...
Ohimè! O vita! Per queste domande sempre ricorrenti, per la folla infinita di infedeli, per le città piene di sciocchi, per il mio continuo rimproverarmi (poichè chi è più sciocco di me e più infedele?), per gli occhi invano assetati di luce, per gli oggetti perfidi, per la lotta sempre rinnovata, per gli scarsi risultati di tutti, per le sordide folle che vedo attorno a me avanzare con fatica, per gli anni inutili e vuoti di coloro che rimangono, con il resto di me avvinghiato, la domanda, Ohimè! Così triste, così ricorrente - cosa c'è di buono in tutto questo? Ohimè! O vita!
Che tu sei qui - che la vita esiste, e l'identità, che il potente spettacolo continua, e tu puoi contribuire con un verso.
Walt Whitman